Quante volte lo abbiamo detto.. poi, ci riusciamo?
La parola cambiare viene dal greco, con una valenza originaria di "curvare", "piegare" o di "girare attorno" (Kambein). Ciò suggerisce che non sia l'essenza delle cose a dover mutare, ma il loro percorso.
Forse è questa idea dello "stravolgimento", data dal senso comune alla parola "cambiare" a rendere così difficile la possibilità di raggiungere equilibri diversi.
Fa paura il ribaltamento, l'allontanamento da una vera essenza di se' che non si vuole e non si deve cambiare.
Ma nel momento in cui sorge la crisi e con essa la malattia, lo stare male, la solitudine e l'oppressione della sofferenza psichica, la ricerca di un nuovo percorso è d'obbligo.
Se si trova la forza di curvare il percorso e "CAMBIARE" nel senso di imprimere un movimento diverso alla essenza di cui si è fatti, il nuovo equilibrio è più durevole, stabile perché frutto di una crescita personale derivante dall'esperienza della sofferenza.
Proprio trasformare il dolore in crescita è l'essenza della psicoterapia. E' un processo di riconoscimento di se' in modo profondo, vero e personale. L'aiuto dello psicologo consiste nel mostrare una via dove i passi dell'altro abbiano finalmente un senso.
E' il ricavare un tempo per l'auto-osservazione, per la narrazione, per la ripetizione al ralenti, per la condivisione di sé stessi nella relazione con l'altro diverso-da-sé.
E' anche la condivisione misterica della vita e la partecipazione a due di un significato esistenziale più profondo dato al confronto affettivo-relazionale, non solo intellettuale.
E' crescere, individuarsi

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